About

Marco Errani emerge da una formazione artistica profondamente radicata in un contesto familiare: un padre scultore e una madre pittrice e insegnante di educazione artistica. Il suo itinerario si consolida all’Istituto d’Arte Paolo Toschi di Parma, nella sezione Grafica Pubblicitaria, per poi approfondirsi con passione nel graphic design e nella comunicazione visiva.

La fotografia accompagna l’artista fin dall’infanzia, con le prime sperimentazioni nella camera oscura paterna, evolvendosi oggi in una ricerca di nuovi linguaggi espressivi. Nella sua staged photography, l’immagine funge da cornice pittorica: racchiude con precisione ciò che l’autore sceglie di inscenare, navigando tra realtà e fantasia, fatti e ricordi. Lungi dal catturare il momento decisivo, l’artista agisce da regista, curando ogni dettaglio nel campo dell’inquadratura prima dello scatto.

La pratica attinge a esperienze personali per indagare temi come la memoria, le relazioni inattese tra oggetti e spazio, in una dialettica continua tra vero e falso, luce e oscurità, effimero ed eterno. Si tratta di un dialogo essenziale tra realtà e finzione, intrinseco alla fotografia stessa. Non un trionfo della bugia – equivoco da evitare – ma un “certificato di presenza”: nulla viene manipolato in post-produzione, bensì la realtà stessa viene inscenata, predisposta e interrotta per generare finzioni radicate in altre verità.

Marco Errani emerges from an artistic background deeply rooted in family tradition: a sculptor father and a painter mother who also taught art education. His path solidified at the Paolo Toschi Institute of Art in Parma, in the Graphic Advertising section, later deepening with passion into graphic design and visual communication.
Photography has accompanied the artist since childhood, with initial experiments in his father's darkroom, evolving today into a search for new expressive languages. In his staged photography, the image serves as a pictorial frame: it precisely encloses what the author chooses to stage, navigating between reality and fantasy, facts and memories. Far from capturing the decisive moment, the artist acts as a director, meticulously arranging every detail within the frame before the shot.
The practice draws from personal experiences to explore themes such as memory, unexpected relationships between objects and space, in a continuous dialectic between true and false, light and darkness, ephemeral and eternal. It is an essential dialogue between reality and fiction, inherent to photography itself. Not a triumph of falsehood – a misconception to avoid – but a “certificate of presence”: nothing is manipulated in post-production; instead, reality itself is staged, prepared, and interrupted to generate fictions rooted in other truths.