Progetti

OFF/ON

Il cinema nella sua esclusiva accezione di riproduttore di porzioni di realtà, è stato il fido accompagnatore dell’epica tecnologica del genere umano descrivendo, attraverso le immagini, la nascita dell’uomo moderno protagonista della rivoluzione tecnologica, la caduta dell’uomo contemporaneo nello stato di assoggettamento alle macchine da egli stesso costruite, fino ad ipotizzare la soppressione del creatore umano postmoderno ad esclusivo vantaggio di macchine senzienti.

Il cinema stesso è una macchina che replica meccanicamente la stessa quantità di fotogrammi nello stesso lasso di tempo reiterando ottusamente l’automazione per la quale è destinata. Obbediente, riparabile, sostituibile. Si potrebbe quasi pensare che l’uomo attraverso il cinema abbia voluto lasciare una testimonianza del proprio volontario rinchiudersi nell’effimera sicurezza della tecnologia e temendo la riduzione sociale in schiavitù ma al contempo non più in grado di controllare il mondo tecnologico al quale si adegua ed aspira, si sia reso egli stesso obbediente, riparabile e sostituibile.

Da qui deriva certamente la caratteristica catartica del cinema, in grado di mostrare la trasformazione al semplice comando, alla bisogna, grazie al premere un pulsante. Il cinema della fantasia della scienza, in modo particolare, assolve alla funzione di osservatore delle mutazioni sociali avvenute al progredire esponenziale della componente tecnologica nella vita dell’uomo, la cui ribellione a quel mondo incomprensibile fornisce il sogno per accettare la realtà.

Off/on è essenzialmente un atto di ribellione condotta contro le catene della moderna schiavitù del mezzo, del network, della comunicazione globale in tempo reale, del tempo che viene compresso ed eroso in operazioni che non hanno più alcun legame con la realtà. Venendo a mancare il nesso causa/ effetto – in 2001: odissea nello spazio la scimmia abbatte la scimmia rivale grazie allo strumento - lo strumento diventa il fine, non il mezzo con il quale risolvere le necessità. Il mezzo è delegato ad un demiurgo invisibile: centralini elettronici, satelliti, meccanismi dei quali non si conosce l’esistenza, il funzionamento, la collocazione nello spazio. Privato del controllo dello strumento, l’uomo prova l’intima vergogna del non riconoscere più la propria creazione perdendo in questo modo la percezione della propria natura.

Il sistema sociale così strutturato compensa questo senso di disagio occupando il tempo con immissioni di informazioni compulsive, sogni indotti, strumenti sempre più destinati ad essere “fine ultimo della creazione”, macchine immobili ed eterne che promettono di lenire il danno che esse stesse procurano.

Postulato base della dipendenza. Omologazione e serialità. La meccanica dei corpi-veicolo di uomini anelanti l’immortalità nel segno dell’ibridazione tecnologica. La reazione è rinchiudere e fondere in un tempo unico impastato di senso le immagini dei film che hanno catalizzato intensamente queste inquietudini sociali, fermandone lo scorrere meccanico in una gabbia composta di materia reale, ferrosa, piegata con forza dalle mani dell’artista che in questo modo si riappropria della propria identità di essere umano creatore, di nuovo padrone del proprio tempo e della propria creatività. Le installazioni poste in sequenza ellittica, formano un ideale film formato da frame di film amalgamati fra loro portatori di un unico concetto fruibile in ordine atemporale, esperienza libera da vincoli predefiniti.

L’artista offre al pubblico la possibilità di contribuire all’elaborazione del senso dell’opera interagendo con le installazioni. Un esercizio di astrazione intellettuale che riconduce all’elevazione, rispetto al resto del creato, dell’intima peculiarità dell’essere umano: il libero arbitrio.

Premere il pulsante che spegne idealmente il processo di disumanizzazione non è un obbligo, è una facoltà che si offre. Il semplice gesto è un potente atto di libertà, capace di interrompere un flusso di immagini già presente nell’immaginario collettivo per riacquistare, fino alla scelta successiva e contraria, il disporre del proprio pensiero in autonomia e del proprio tempo in totale coscienza. Il percepire la personale, intima narrazione accordata ad un tempo esclusivo trova l’essenza nell’installazione che idealmente conclude l’esperienza della mostra Off/on. The end.